Oltre lo spazio e il tempo: le arti marziali nel contesto moderno
Pubblicato da luks
Voglio scrivere questo post sulle arti marziali che ho trovato davvero interessante e curioso, cosa più curiosa ancora è il fatto di averlo trovato su un mesile locale intitolato “Mondo Lavoro” che tratta appunto di lavoro
Riporto per intero l’articolo senza averlo modificato per non rischiare di snaturarlo…
“Dovendo trattare di arti marziali nella società odierna, mi rendo conto che banalizzare l’argomento è fin troppo semplice, per cui mi sento un pò come un ballerino di tip tap che sta per esibirsi su un campo minato.
Eppure, sono convinto che ci sia qualcosa effettivamente da dire di diverso, rispetto a quanto non si senta quotidianamente su questa tematica.
Specialmente quando si tratta di giovani, parlando di arti marziali si va dall’approccio “spacco tutto” al misticismo più audace e newage, ma in entrambi i casi si perdono probabilmente di vista significativi spunti di riflessione più a misura d’uomo.
L’arte marziale è innanzitutto la ricerca di un proprio equilibrio interiore, che non è cosa da poco, specie in giovane età.
E’ un’esperienza personale, interiore, eppure codificata e dotata di forme di espressione universalmente riconoscibili. E dal connubio fra questo “dentro” e questo “fuori” nasce inevitabilmente quella scintilla che rende speciale l’esperienza: l’arte marziale è quindi disciplina e rispetto, verso il prossimo (maestro, compagno e persino avversario), verso sé stessi, verso la scuola che si segue e la tradizione che essa tramanda.
Si tratta di virtù che vengono coltivate tanto nello spirito quanto nel corpo e che migliorano complessivamente la persona, al di là di qualsiasi luogo comune.
I continui processi di contaminazione culturale, quanto mai accellerati negli ultimi decenni, hanno portato alla diffusione globale di arti marziali antiche e nuove (e qui ci sarebbe da fare una doverosa distinzione tra arte, sport e cialtronate, ma per questa volta devo essere più sintetico).
La valenza più concreta di questo fenomeno non sta tanto nella vasta scelta attualmente a disposizione del futuro praticante, quanto nel fatto che ogni scuola si porta con sé una fetta del mondo da cui ha tratto origine: tradizioni, radici storiche, norme comportamentali, filosofie e concetti cosmologici, storia delle civiltà.
Il doversi adattare a questi dettami, il dover metabolizzare ciò che è diverso dalla consuetudine nazionale, porta, se vissuto correttamente, ad una crescita personale considerevole.
Quando si sperimenta un’arte, la prima che desta l’attenzione è che, nella maggioranza dei casi, ci si deve attenere ad un abbigliamento e ad un’etichetta ben determinati.
Sebbene al primo impatto ci si possa sentire stupidi nell’adeguarsi a queste regole (e magari ci si consola guardandosi attorno e rifugiandosi nella logica del “mal comune, mezzo gaudio”), vivendo con maggiore intensità questa esperienza si assapora il vero senso di tutto ciò: l’essersi messi in gioco e rispettare vincoli che magari inizialmente neanche si comprendono è un passo fondamentale nella ricerca (cosciente o istintiva) di quell’equilibrio di cui parlavo sopra, che è poi la vera eredità da portare a casa.
Certo, perchè in fin dei conti se c’è una cosa che le arti marziali ti insegnano concretamente è che è meglio evitare di ricorrere alle tecniche apprese, se non in casi di estrema necessità e di mancanza di alternative.
E a pensarci bene questo non è un paradosso: il vero insegnamento è il non dovervi ricorrere fisicamente, ma fare leva sulla disciplina mentale per affrontare in modo alternativo e assolutamente vincente gli ostacoli della vita.
“La spada si affila sulla pietra. L’uomo si affila sull’uomo. L’anima si affila su se stessa”, quindi alla fine non è quasi mai questione di muscoli, ma di maturità. E questo rende l’arte marziale una valuta universale, da spendere in ogni campo della propria esperienza.
Molti giovani sperimentano le arti marziali, ma comunque sempre troppo pochi, se si tiene in considerazione del reale valore che esse possono veicolare.
Probabilmente ci dovrebbe essere un loro maggiore accreditamento presso gli istituti di formazione di tutti i livelli, ma non si può combattere contro i mulini a vento.
Si può, piuttosto, provare per lo meno ad osservare esperienze di altri Paesi, cogliendone la pragmaticità: negli Stati Uniti, ad esempio, i ruoli aziendali di maggiore responsabilità di molte imprese vengono spesso assegnati preferenzialmente a coloro che hanno seguito corsi di arti marziali sponsorizzati dalla società stessa, o che comunque hanno conseguito dei livelli in qualche arte “nobile” (quelle, per intenderci, a più alto contenuto filosofico).
Si parla tanto dei vantaggi derivanti dalla contaminazione culturale, figlia forse tra le più apprezzabili delle globalizzazione, e quello delle arti marziali dovrebbe essere un percorso formativo da tenere in maggiore considerazione, togliendoli di dosso quella stupida nomea di forgia di macchine da guerra umane, e valutandone seriamente uno spessore che invece va ben oltre quello che ci dice qualche film e che può rendere concretamente migliori.”
Guarda questo splendido video su un gran galà delle arti marziali
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