L’altezza dell’eleganza
Pubblicato da luks
Si vuole che il bello, parlando del corpo umano, sia sopratutto il longilineo.
Indubbiamente dal dopoguerra in poi il gusto si è fondato sull’estetica dei vincitori, vincitori culturali oltre che bellici, per cui tutto ciò che era americano, nordico, veniva considerato migliore: biondo meglio che bruno, alto meglio che basso, senza forme meglio che con forme.
Ma è veramente più elegante la persona più alta? Oppure rappresenta soltanto il benessere, il vincitore, e perciò è più desiderabile?
Esiste un ragionamento logico che permette di calcolare la tendenza dei valori estetici: proviamo a esprimerlo con parole semplici e senso comune.
Si desidera essere simili a coloro che stanno meglio o che rappresentano in qualche modo la classe dominante, il successo.
In questa epoca storica le razze vincenti sono di una fascia più nordica che con quelle che vincevano nel Rinascimento o in epoca di centralità mediterranea.
La loro cultura porta anche modelli non solo estetici ma di comportamento: mangiamo sempre di più all’americana, la nostra morale è sempre più vicina alla loro.
Anche la nostra statura cambia: nelle ultime generazioni la media è cresciuta notevolmente in Italia.
Chi quindi riesce a far dimenticare meglio la propria origine è socialmente più bello. Il biondo è privilegiato rispetto al bruno, il milanese è più americano del siciliano. Ma che cosa comporta tutto ciò?
Semplicemente una perdita d’identità, e quindi della propria cultura; comporta cioè un qualche cosa che alla fine verrà giudicato brutto: come peraltro noi giudichiamo il gusto statunitense (il loro accostamento di colori, le loro fogge ci sembrano orripilanti) pur importando “Timberland” e “jeans”.
Nessun Commento »
Puoi lasciare una risposta, oppure fare un trackback dal tuo sito.
Vuoi essere il primo a lasciare un commento per questo articolo? Utilizza il modulo sotto..
