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Denaro e spiritualità: due facce della stessa medaglia

I soldi sono forse un tabù sulla strada verso la spiritualità? Per molti ricercatori spirituali sicuramente questo è un tema molto scottante.

Cerchiamo di affrontare il dibattito analizzando le diverse prospettive, a volte distanti anni luce l’una dall’altra, relative ai soldi, alla ricchezza, il cammello e la cruna dell’ago.

 Denaro e spiritualità: due facce della stessa medaglia

Non c’è cosa al mondo forse più adorata e maledetta del denaro. “Il denaro è sexy e ti dà la libertà” in molti dicono. “La rete di Satana al mondo non ha alcun altro nome dei soldi”, altri sostengono.

Sulla nascita di un così controverso oggetto che di per sè non ha alcuna qualità esistono diverse teorie. Secondo una di queste, ad esempio, i soldi sono nati in un contesto religioso e di culto, perciò è detto anche “denaro santo”.

In un simile ambito il denaro, come merce di scambio, era uno strumento simbolico per le offerte agli dei, con donazioni e offerte ai sacerdoti. Più tardi, con l’introduzione della moneta sul mercato, era diventato addirittura possibile comprarsi un posto in paradiso in cambio di denaro. Specialmente nelle grandi religioni come il Cristianesimo, il denaro è servito per molto tempo come strumento per la cosiddetta vendita delle indulgenze.

Martin Lutero ha combattuto per anni questa forma di rapporto tra i soldi e la spiritualità, separando nettamente l’una dall’altra. In altre religioni, come il Buddhismo, tuttavia, ancora oggi è possibile migliorare il proprio karma futuro con generose donazioni.

A parte queste associazioni sacrali tra denaro e spiritualità, ci vollero ancora molti secoli per arrivare al momento in cui il denaro non venne riconosciuto e adottato a livello mondiale come mezzo di pagamento.

 Denaro e spiritualità: due facce della stessa medaglia

Con l’espandersi del commercio in tutto il mondo e il susseguirsi dello sviluppo globale si è arrivati al conio di denaro in moneta e carta. Oggi l’impiego di monete e carta moneta come strumento di pagamento si è imposto in ogni angolo del mondo.

Nel frattempo, tuttavia, il denaro ha cominciato ad assumere una forma più astratta attraverso l’impiego delle carte di credito o del commercio in Borsa, con la conseguente perdita di un rapporto concreto dell’uomo con il denaro stesso.

Il grado di importanza che viene attribuito ad un oggetto da parte di individuo dipende in maniera prepotente dalla personale valutazione che dell’oggetto quell’individuo dà, e in questo processo non di rado concorrono elementi come la considerazione di sè.

La personale percezione interiore determina il metro di valutazione del singolo e, dunque, incide anche sulle scelte in campo economico, su quanto è disposto a pagare per ottenere qualcosa o a chiedere per cedere qualcosa d’altro.

In questo modo uno stesso oggetto può essere prezioso per un individuo e totalmente senza valore per un altro. La stessa cosa dicasi per prestazioni e opere. C’è chi è disposto a pagare grosse somme di denaro per determinate prestazioni e chi invece poco meno di nulla.

Tutto dunque è relativo, e concetti come “significato” e “valore” dei soldi variano a seconda della coscienza o dello standard di vita del soggetto. Così per un assetato il valore di un bicchiere d’acqua sarà nettamente superiore a quello datogli da chi sete non ha.

Qualunque sia il rapporto di un individuo con il denaro, pochi sono gli eletti che gli sanno dare il giusto valore. Per alcuni il denaro coincide con l’invidia, l’odio e l’avidità, per altri con la felicità, la gioia, l’indipendenza e la prosperità.

Anche il simbolismo dei soldi viene interpretato in modi differenti. Da una parte il denaro rappresenta la sicurezza, il potere, la libertà, la gioia, l’autostima; dall’altra, non averne significa mancanza, necessità, oppressione e può portare guerra, tentazione, invidia, odio, gelosia, discordia e alienazione.

 Denaro e spiritualità: due facce della stessa medaglia

Si dice addirittura che il denaro tiri fuori il peggio da ognuno di noi. Il fatto che la spiritualità e il denaro di primo acchito appaiono inconciliabili, e anche che il denaro rappresenti un ostacolo sul percorso spirituale di un individuo, si manifesta proprio nell’errato simbolismo appena accennato.

Se si leggono con attenzione le biografie di Buddha e Francesco d’Assisi si noterà come entrambi provenivano da famiglie ricche ed entrambi hanno rinunciato alla loro condizione di benessere e alla loro sicurezza materiale. Inoltre hanno rinunciato alle loro famiglie per vivere in povertà.

Negli ultimi anni, il rapporto tra spiritualità e denaro è stato investito di nuova luce e liberato dai vecchi preconcetti. Modi di dire quali “solo colui che rifiuta il denaro è davvero spirituale”, oppure “chi accumula denaro è volto al materialismo e non alla spiritualità” vengono sempre più messi in discussione.

Infine, non bisogna dimenticare che in Dio convivono la piena abbondanza e l’infinito vuoto. E in qualità di suoi figli o come parte di Uno Divino, vale il nostro diritto di nascita di partecipare alla sua ricchezza e di goderne.

Sotto questo aspetto e questa visione delle cose, integrare il denaro come strumento della vita assume sempre di più un valore positivo.

Da una parte sempre più persone hanno cominciato a rendersi conto che inseguire il benessere materiale e la felicità terrena alla lunga non rende felici e che la vera ricchezza va ricercata dentro noi stessi; ci sono però molte persone che vivono nel benessere e nella ricchezza, ma che non si dedicano ad una attività spirituale perchè hanno paura di dover abbandonare tutti gli agi e i soldi di cui godono.

Dall’altra parte, tuttavia, ci sono persone spirituali che non concepiscono la combinazione di spiritualità e denaro. Queste persone credono fermamente nella veridicità di frasi come “chi ha i soldi e comincia ad interessarsi ad un percorso spirituale, per prima cosa deve vendere la propria Ferrari” oppure “Chi veste Prada o Armani non può raggiungere l’Illuminazione”.

In altre parole, sia i materialisti che gli spirituali separano una parte della stessa realtà, invece di integrarle tra loro. Perchè non importa come si raggiunge l’Illuminazione. Lo scopo finale è quello che conta!

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