Comunicare con l’intelligenza emotiva
Pubblicato da luks
Non esiste solo l’intelligenza cognitiva, razionale ma anche una altro tipo di intelligenza ben più importante delle prima, quella emotiva.
Ogni persona nasce con attitudini diverse che lo rendono unico e diverso da tutti gli altri individui.
Ognuno di noi comunica in modi differenti, con la voce, in silenzio, muovendo le mani, gli occhi, la testa, le labbra ecc… Queste attitudini, reazioni o azioni sviluppano delle relazioni con altri individui che possono assumere diversi significati in contesti sociali differenti.
Ma siamo consapevoli di questi processi?
Attraverso gli studi del ricercatore americano Daniel Goleman è emerso che non basta avere un ottimo curriculum, aver ottenuto i migliori voti a scuola o avere un quoziente intellettivo eccezionale per avere successo nella vita.
Basti pensare ad una persona che abbia tutte queste caratteristiche ma che sia nel contempo intrattabile, arrogante, irascibile, incapace di trattare le proprie emozioni o quelle degli altri.
E quindi cos’è che manca?
Daniel Goleman nel 1986 ci parlò di intelligenza emotiva come un modo pratico ed efficace di ottenere risultati controllando le emozioni proprie o altrui.
In pratica consiste nella capacità di motivare se stessi gestendo gli stati d’animo, le frustazioni…. per seguire un obiettivo, senza perdere la lucidità mentale o lasciarsi abbattere dalla sofferenza.
Tutto ciò si lega alla competenza personale, cioè al controllo di sé stessi e alla competenza sociale legata alla relazione con altre persone, cioè l’empatia. Essere empatici vuol dire comprendere i sentimenti e le emozioni dell’altra persona come se fossero i suoi ma senza dimenticare le proprie emozioni.
Nell’essere empatici c’è anche la valorizzazione dell’individuo che si concretizza nel mettere in risalto le abilità e le potenzialità, nel rispettare le proprie scelte o idee al di là di ogni pregiudizio.
In questa interazione empatica si riesce ad ascoltare meglio ciò che l’altro intende dire mettendosi nei suoi panni, condividendo le stesse sensazioni si riesce ad aprire la mente a nuove soluzioni che possono essere utilizzate anche in ambito lavorativo.
Non a caso Goleman ha anche scritto il libro “lavorare con l’intelligenza emotiva”.
Avere questa capacità consente si essere un buon genitore, un ottimo manager, professore, fidanzato/a…comunicando in maniera diversa da quella razionale ma bensì emozionale.
Imparare ad ascoltare vuol dire imparare a comunicare. Ascoltando prima di tutto le proprie emozioni si comunica con sé stessi e poi capendo sé stessi si possono capire anche gli altri.
3 Commenti »
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1
Gianluigi dice:
Pubblicato il 12 06 2008 alle 18:56
Viviamo in un mondo che non ascolta, che parla a vanvera e basta,
quanto è vero!
2
giogen dice:
Pubblicato il 17 06 2008 alle 21:34
W l’ntelligenza emotiva.
E’ una dote narurale che va coltivata, nutrita, alimentata ma consente di avere risultati esaltanti, serenita’ interiore, forza nella relazione……ma attenzione ,,,,,,,l’intelligenza emotiva corretta e positiva trasmette empatia, quella fraudolenta falsita e repulsione.
3
Marco dice:
Pubblicato il 02 07 2008 alle 01:03
Quest’oggi saper ascoltare è ancora più importante che saper parlare!!!
La capacità di immedesimarsi nei panni dell’interlocutore, capire le sue emozioni, le sue necessità..in poche parole capire ciò che ci vuol dire, è indispensabile!!! Pensiamo a quando stiamo lavorando e stiamo interagendo con il nostro capo e non riusciamo a capire quali sono le sue esigenze, le sue necessità!!! Può darsi che lui faccia fatica ad esprimersi, vero ( questo è quello che di solito pensiamo), ma può anche darsi che noi non capiamo perchè non riusciamo ad immedesimarci nelle parole dell’altro, magari perchè non lo vogliamo fare!!!
Allora ricordiamoci che alla base della comunicazione non c’è solo la capacità di sapersi esprimere (comunque importante) ma anche la capacità di saper ascoltare..perchè ascoltare vuol dire imparare!!!
Marco